1989-1994: cinque anni di grande musica britannica su MLOL

Tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, praticamente in contemporanea alla stagione rabbiosa del grunge e delle band di Seattle, il pop britannico vive una stagione indimenticabile, che getterà le basi per quasi tutto quello che verrà in seguito. Non stiamo parlando ancora di britpop e delle conseguenti derive modaiole che tra il 1995 e il 1996 – gli anni d’oro del genere, commercialmente parlando – trascenderanno spesso la qualità della musica, ma di pietre miliari che nel corso degli anni influenzeranno schiere di musicisti e la cultura popolare stessa. L’omonimo degli Stone Roses, Screamadelica dei Primal Scream, Definitely Maybe degli Oasis: ve ne parliamo oggi su BiblioMediaBlog, li trovate da scaricare per intero su MLOL.

Stone Roses – Stone Roses (1989)

thestonerosesCominciamo da qui, da uno degli album pop più belli di ogni tempo: il movimento Madchester, la psichedelia, la dance, le buone – buonissime – vibrazioni della seconda Summer Of Love. L’omonimo Stone Roses sarà di fatto l’esordio sulla lunga distanza della band e anche il suo epitaffio; il pur non disastroso Second Coming arriverà dopo cinque anni di tour e beghe legali e sarà tutt’altra cosa, privo della poesia che aveva fatto del quartetto un caso unico. La copertina cita Jackson Pollock, le chitarre di John Squire regalano squarci celesti di puro jangle pop e la sezione ritmica di Mani (bassista che ritroveremo nei Primal Scream) e Reni macina groove ballabilissimi, su cui si adagia soffice la voce di Ian Brown. Un monte di brani pazzeschi, da I Wanna Be Adored a She Bangs The Drums, passando per Made Of Stone e gli otto minuti di I Am The Resurrection. Le successive versioni americane e inglesi aggiungeranno poi al programma altri singoli epocali come Elephant Stone e Fools Gold, che su MLOL trovate nelle diverse raccolte pubblicate nel corso degli anni. Recuperate queste canzoni, perché da qui parte (quasi) tutto.

Primal Scream – Screamadelica (1991)

primalI primi Primal Scream, diciamolo, non erano gran cosa: buon pop con le chitarre e belle canzoni, certo, ma né Sonic Flower Groove né l’omonimo Primal Scream li avrebbero fatti passare alla storia. Nel secondo album c’è però questa canzone chiamata I’m Losing More Than I’ll Ever Have, su cui nel 1990 mette le mani il DJ Andrew Weatherall. Il brano viene letteralmente riscritto: l’intro riprende il Peter Fonda de I Selvaggi (“we wanna get loaded and we wanna have a good time”), vengono aggiunti campionamenti di batteria di un remix italiano di What I Am di Edie Brickell e frammenti del brano originale. Sette minuti che diventano un singolo di gran successo e sanciscono il matrimonio definitivo tra rock’n’roll e rave culture. Sulla stessa scia arrivano l’ancor più elaborata Come Together, il viaggio interstellare di Higher Than The Sun e la house di Don’t Fight It, Feel It con la voce black di Denise Johnson a menare le danze. A settembre del 1991 esce Screamadelica, che raccoglie i quattro singoli e aggiunge altre meraviglie: Movin’ On Up, in apertura, l’ammiccare sensuale di Bobby Gillespie che aggiorna gli Stones agli anni Novanta; l’intrecciarsi zuccherino di corde d’acustica e tasti di pianoforte in Damaged; il carillon tossico di Shine Like Stars. Una chimica altamente infiammabile, quella dei Primal Scream, che porterà negli anni a cadute di tono e altri capolavori indimenticabili, come Vanishing Point e XTRMNTR, che trovate sempre su MLOL.

Oasis – Definitely Maybe (1994)

oasisL’esordio della band dei fratelli Gallagher è probabilmente anche il loro apice. Sette milioni di copie vendute, che rimetteranno in sesto il bilancio disastrato della Creation Records – e se volete sapere dove fossero andati a finire tutti i soldi dell’etichetta, riascoltatevi l’eterno Loveless dei My Bloody Valentine. Certo, l’anno successivo sarà la volta degli inni di (What’s The Story?) Morning Glory, che segneranno un intero decennio, ma dentro Definitely Maybe c’è già tutto: le chitarre di Noel e la voce strafottente di Liam, la tradizione di trent’anni di pop britannico in una serie di ritornelli inattaccabili. Singoli spettacolari come Live Forever, Shakermaker, Supersonic e Cigarettes & Alcohol – il cui riff sarà materia per uno strepitoso autoplagio, un anno dopo, in Some Might Say – e altre canzoni bellissime: Rock’n’Roll Star, la psichedelica Slide Away, la ballata Married With Children. Poi – diciamo da Be Here Now, che pure di pezzi memorabili ne conteneva diversi – tutti i limiti della band verranno a galla, ma qui siamo ancora nel campo dei capolavori veri, di quelli che non si dimenticano.

Tanta, tantissima altra musica britannica di straordinario valore – anche dello stesso periodo, basti pensare al movimento shoegaze – si può trovare su MLOL, e di sicuro vi faremo ritorno. Intanto vi consigliamo di sfruttare le vostre tre tracce settimanali per cominciare da qui. E buon ascolto.