Jefferson Airplane: anni ’60 e acid rock

Il 13 agosto del 1965, a San Francisco, apriva il Matrix, un locale della baia che divenne il punto di riferimento per quello che in seguito sarebbe stato definito il “San Francisco Sound“.
Quella stessa sera fecero la loro prima apparizione i Jefferson Airplane, band composta tra gli altri dal cantante folk Marty Balin comproprietario del locale.

La band suonò parecchie volte nei mesi successivi e, oltre a conquistare il pubblico e ad ampliare la formazione fino a includere un bassista e un batterista, traghettò gradualmente il proprio sound dal folk al rock psichedelico. Entro la fine dell’anno il gruppo – primo nel campo dell’acid rock – firmò un contratto con la RCA, ma già all’uscita del primo album, Jefferson Airplanes Takes Off, la formazione era mutata radicalmente, con l’ingresso, fra gli altri, di Grace Slick, in sostituzione della vocalist Signe Anderson.

Slick non solo portò in dote una voce inconfondibile – limpida, suadente e dalla grande potenza, che ben si sposava a quella di Balin – ma anche due canzoni del repertorio dei Great Society, la sua band precedente. Si tratta di White Rabbit e Somebody To Love, raccolte poi in Surrealistic Pillow, secondo album dei Jefferson Airplane; due canzoni che catturano l’essenza della psichedelia della San Francisco hippie: Somebody To Love esalta le virtù del libero amore, mentre White Rabbit, ispirata al Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, è una critica alle generazioni precedenti e un invito a “nutrire la propria testa” (oltre che, secondo l’interpretazione più comune, al libero uso di droghe).


Se siete giovani forse non avete mai sentito nominare questa band, ma di certo avete ascoltato e conoscete alcune loro canzoni, visto che spesso sono state scelte per le colonne sonore di film e serie tv. In Platoon e in The Game, ad esempio, compare White Rabbit; in Apollo 13 è la volta di Somebody To Love, che è poi anche la base per una straordinaria sequenza di A Serious Man dei fratelli Coen.

Nella soundtrack di Forrest Gump, infine, è inserita Volunteers, tratta dall’album omonimo. Quest’ultimo, uscito nel 1969, è un vero e proprio manifesto anti-establishment: basti pensare a We can be together, “chiamata all’azione” che ben riassume i temi cari ai movimenti giovanili del tempo.

Nonostante un grande successo nel periodo a cavallo fra gli anni ‘60 e i ‘70, i Jefferson Airplane oggi sono meno noti di altre band dello stesso periodo come Grateful Dead o Velvet Underground, che invece sono ancora il punto di riferimento per molti musicisti.

Forse il punto debole di quelli che oltre ad essere gli iniziatori di una stagione musicale furono a tutti gli effetti dei grandi musicisti è rappresentato dai loro testi, cosi autobiografici e strettamente legati alla cultura giovanile, alle tematiche sociali più che a quelle tipiche dell’adolescenza; parole che evocano nella nostra mente tante immagini di quel periodo, dal concerto di Woodstock alle proteste contro la guerra del Vietnam, e che probabilmente hanno fatto invecchiare subito le loro canzoni, rendendole anacronistiche.

Alcuni loro album sono però delle vere e proprie pietre miliari che non possono mancare nelle collezioni degli amanti del rock: non solo i già citati Surrealistic Pillow (RCA, 1967) e Volunteers (RCA, 1969), ma anche After Bathing at Baxter’s (RCA, 1967) in cui il songwriting si fonde alla pura sperimentazione psichedelica.

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Buon ascolto!