Svetlana Aleksievič. La letteratura come testimonianza

Il premio Nobel per la Letteratura 2015 è stato assegnato alla giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič. La vincitrice è stata premiata per la “sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi”.

Swetlana Alexijewitsch 2013

Svetlana Aleksievič racconta, attraverso centinaia di testimonianze, la storia dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo e la dissoluzione dell’URSS. Tra le sue opere più celebri, tradotte in molte lingue, troviamo da pochi giorni su MLOL La guerra non ha un volto di donna, dedicato alle donne sovietiche al fronte nella seconda guerra mondiale; altri titoli importanti sono Ragazzi di zinco, che ha come protagonisti i reduci della guerra in Afghanistan, Incantati dalla morte, sul tema dei numerosi suicidi che hanno fatto seguito al crollo dell’URSS e Preghiera per Černobyl’, sul disastro nucleare del 1986.

È impossibile affrontare in modo monolitico il tema della Russia odierna: si può tentare di scriverne solo in modo lacerato, come lacerato – anche politicamente e geograficamente – è nella realtà di oggi l’ex impero sovietico. La cifra stilistica della scrittura di Aleksievič risiede proprio nella frammentarietà degli episodi narrati, nella molteplicità contraddittoria delle voci, che vengono registrate come fossero confidenze raccolte nell’intimità delle cucine domestiche del periodo sovietico e post-sovietico, unici luoghi dove la tensione si allentava e, lontano da orecchie indiscrete, di notte si esternava la libera espressione del pensiero.

Fino al compimento del mio quattordicesimo anno d’età, fino alla perestrojka, abbiamo vissuto serene. Senza problemi finché non è cominciato il capitalismo e in televisione non si sono messi a parlare di ‘mercato’. Non si capiva bene cosa fosse e nessuno ce lo spiegò mai. Il primo segnale era stato che si poteva dire male di Lenin e di Stalin. A inveire contro di loro erano i giovani, mentre la gente di una certa età taceva e scendeva dal filobus quando sentiva qualcuno insultare i comunisti. Nella nostra scuola c’era un giovane insegnante di matematica che era contro i comunisti e un vecchio insegnante di storia che invece era per i comunisti. A casa la nonna diceva: ‘Al posto dei comunisti ora avremo i trafficanti’. La mamma polemizzava con lei: no, diceva, avremo una vita migliore, più giusta. Andava alle manifestazioni, citava a memoria i discorsi di El’cin. Ma era impossibile coonvincere la nonna: ‘Abbiamo barattato il socialismo con le banane, con il chewing-gum… ‘ Si mettevano a discutere fino al mattino, poi la mamma andava al lavoro e la sera riprendevano.

Serena Vitale, grande slavista, scrittrice e traduttrice di classici della letteratura russa, paragona lo stile di Svetlana Aleksievič a quello di Marina Cvetaeva di Indizi terrestri e ne ammira la prosa accurata e dolce, oltre alla profonda unità interiore.

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Su MLOL è possibile prendere in prestito anche l’opera più recente di Aleksievič, Tempo di seconda mano, uscito nel 2013 e pubblicato in traduzione italiana da Bompiani nel 2014.

In questo libro la scrittrice va alla ricerca dell’umanità ferita dell’ex uomo rosso: cerca di mettere in evidenza le ragioni dell’amara disillusione che tanti russi oggi provano di fronte al capitalismo selvaggio ormai imperante in Russia, lasciando spazio alle loro voci:

Sono cresciuta in un’epoca profondamente sovietica. Tutto ciò che esiste di più sovietico. Sono nata in URSS. E la nuova Russia… Ancora non riesco a capirla. Non saprei dire che cosa è peggio, se ciò che abbiamo ora, o la storia del PCUS… In testa ho l’immagine sovietica, è quella la mia matrice, ho trascorso metà della mia vita sotto il socialismo. È incrostato dentro di me. Non lo si può sradicare. E non so se vorrei separarmene davvero. A quei tempi si viveva male, ora la vita è terribile.

Nelle voci raccolte s’intrecciano momenti di nostalgia e descrizioni di orrori, speranze e delusioni, atti di eroica sopportazione e incrollabile fedeltà a ideali utopici. Il bene e il male si mischiano, si confondono, possono addirittura camuffarsi, spiazzando il lettore. Apparentemente non c’è, in queste pagine, alcun intervento da parte dell’autrice, ma nel montaggio delle innumerevoli testimonianze si avverte la saggia presenza di una mano invisibile che ci assicura una totale sincerità: non ci sono manipolazioni, non c’è il tentativo di esporre una tesi preconfezionata. Non è un libro politico, questo, ma semplicemente uno spaccato di vita.

Per chi volesse approfondire il tema, consigliamo la visione di questa bella intervista di Serena Vitale a Svetlana Aleksievič presso la Fondazione Corriere della Sera, che si è tenuta il 25 settembre 2014 .