Storie stupefacenti su MLOL

Edgar Allan Poe può essere giustamente considerato il padre della “scientifiction”. Fu lui a dare origine al genere, intrecciando sapientemente elementi romanzeschi e scientifici. Jules Verne, con i suoi stupefacenti romanzi, anch’essi sapientemente intessuti di elementi scientifici, lo seguì. Poco più tardi arrivò H.G. Wells le cui storie di “scientifiction”, come quelle dei predecessori, sono divenute famose e immortali

Queste le parole che Hugo Gernsback, fondatore del Pulp Magazine Amazing Stories, affidò al suo editoriale del primo numero della rivista, non solo coniando il termine “scientifiction” che da lì in poi avrebbe indicato il genere (evolvendosi in science fiction e in sci-fi) ma anche delineando chiaramente la sua visione.

Era l’aprile del 1926 e Gernsback (che aveva l’ambizione di rinnovare il panorama dell’editoria americana) dava il via alla prima e più longeva rivista in lingua inglese, erede dei Dime Novels, dedicata alla storie di fantascienza, a storie stupefacenti, intessute di fatti scientifici e visioni profetiche come quelle di Poe, Verne e Wells.

Edgard Allan Poe era stato non solo un autore di racconti brevi, la forma preferita dagli autori della futura fantascienza, ma aveva anche attraversato i temi dell’ignoto e dell’infinito, si era occupato di alterazioni dello stato di coscienza, di realtà alternative, di viaggi sulla luna e della fine del mondo.

Se lo sguardo di Poe era introspettivo, quello di Jules Verne, che ne ne era un grande estimatore, impressionato dall’uso che l’autore americano faceva dei dettagli scientifici, si spostava dall’interiorità verso il mondo esterno. Costruiva le sue storie su invenzioni scientifiche già realizzate, rendendole così maggiormente credibili, e le proiettava in un contesto avventuroso e affascinante.

Al fascino del progresso tecnologico e delle sue potenzialità si sarebbe però presto accompagnato anche il timore della sua pericolosità. Approccio problematico che caratterizzò le storie di H.G. Wells: influenzato dalla filosofia evoluzionistica e preoccupato dalle degenerazione del progresso e della tecnologia, nei suoi romanzi e racconti non smise di indagarne i limiti.

Non è quindi un caso se i primi numeri di Amazing Stories contengano (oltre a quelle di altri) le storie di questi tre scrittori considerati da Gernsback maestri del genere. Nel primo ad esempio troviamo Off on a Comet, The New Accelerator e The Facts in the case of M.Valdemar, nel secondo ci sono A Trip to the Center of the Earth, The Crystal Egg e Mesmerie Revelation rispettivamente di Jules Verne, H.G.Wells e Edgar Allan Poe.

I racconti dei tre capostipiti, nel tempo, tenendo conto dell’evolversi del gusto del pubblico che apprezzava sempre di più storie ricche di elementi inverosimili e azzardati, furono sostituiti da quelli di altri scrittori ora considerati maestri del genere come Isaac Asimov, Philip K. Dick, J.G. Ballard, ed anche (per non dimenticare l’importante contributo femminile alla fantascienza) di Ursula K. Le Guin.

Nel numero di marzo del 1939 comparve il terzo racconto di fantascienza scritto dal diciottenne Isaac Asimov  e il primo che gli pubblicarono, intitolato Marooned off Vesta (tradotto in italiano come Naufragio al largo di Vesta). Considerato da molti una pietra miliare delle storie di fantascienza, racconta, con dettagli scientifici su fenomeni fisici e sul vuoto spaziale, del naufragio dell’astronave Silver Queen e del tentativo dei naufraghi, intrappolati all’interno di uno dei compartimenti ancora integri del relitto, di salvarsi con le poche risorse a disposizione.

Il racconto The Commuter di Philip Dick, invece, venne pubblicato nel numero di agosto del 1953. Tradotto in italiano con il titolo Il pendolare o Il sobborgo dimenticato, racconta della scoperta sconcertante di un dipendente di una stazione ferroviaria: diversi pendolari ogni giorno prendono il treno diretti verso una città che non dovrebbe esistere. Anche lui prenderà quel treno e rientrando a casa dalla sua ragazza si sorprenderà scoprendosi padre in una realtà diversa dal suo ricordo.

 

Il numero di marzo del 1962 conteneva il racconto di J.G. Ballard intitolato The Thousand Dreams of Stellavista ( I mille sogni di Stellavista, pubblicato in Italia nella collana Urania della Mondadori, curata da Fruttero e Lucentini) forse il più noto dei suoi racconti, ambientato nella futuristica Vermilion Sands dove Howard Talbot e la moglie si trasferiscono  andando ad abitare in una casa sullo Stellavista. Si tratta di uno dei settori psicotropi del resort, fatti di una bioplastica che si modifica a seconda dell’umore degli abitanti. Ma non sono i primi ad aver abitato quella casa, essa infatti conserva la traccia del precedente inquilino morto assassinato.

The Dowry of the Angyar di Ursula K. Le Guin fu pubblicato sul numero di settembre del 1964. Utilizzato in seguito come prologo del romanzo Il mondo di Roccanon (Ciclo dell’Ecumene o Lega di tutti i mondi) è la storia, ambientata sul pianeta della stella Fomalhaut, di Semley, la moglie di un principe in rovina che si mette alla ricerca di un cimelio di famiglia nel tentativo di riabilitarlo. Di ritorno dalla sua ricerca si rende conto di essere mancata da casa non pochi giorni, ma 14 anni: il marito è morto, la figlia è ormai una donna, la cognata invecchiata. Una dilatazione temporale che porterà ad una tragica fine.

Tutti i numeri di Amazing Stories sono ora disponibili online grazie a Internet Archive, ma è possibile ricercarli anche nella sezione open di MLOL. Una volta individuato il numero della rivista di vostro interesse sarà possibile scaricarlo in formato epub, inviarlo all’app MLOL Reader installata sul vostro dispositivo o accedere al sito di provenienza.
Se la vostra biblioteca non mettesse a disposizione il servizio di prestito digitale, non preoccupatevi,  tutte le risorse open sono comunque accessibili dal portale gratuito OpenMLOL.