Una passeggiata nei boschi – Bill Bryson

A map of the Appalachian Region – Davis Rumsey Collection

Bill Bryson è un giornalista viaggiatore, voracemente curioso e ansioso di condividere coi lettori non solo ciò su cui si documenta, ma anche le cose che vede e sperimenta in prima persona: buona parte della sua produzione è dedicata all’osservazione dei luoghi in cui ha occasione di vivere o che si trova a visitare. Su MLOL si trovano ben 12 sue opere, tutte dai titoli piuttosto invitanti per i lettori curiosi di scoperte come lui.

Una passeggiata nei boschi è un racconto “seriamente divertente” – così l’ha definito il Sunday Times -, un report personalissimo dedicato all’Appalachian Trail (uno dei percorsi escursionistici più lunghi e difficili al mondo, lungo 14 stati del Nord America, talmente mitizzato che ancora non si riesce ad avere un numero preciso dei suoi chilometri) e all’umanità che l’ha percorso.

Fra le intenzioni dei racconti itineranti di Bryson c’è sicuramente l’elogio del camminare, al proprio passo, senza strafare, ascoltando le proprie capacità, e soprattutto senza prendersi troppo sul serio. Inoltre l’autore va alla scoperta dei luoghi abusati nell’immaginario comune: percorre il cammino e sperimenta di persona, per ridimensionare il mito che si è creato intorno a quel sentiero, per raccontarne la verità, compresi i lati più grotteschi e disturbanti.

La prima parte del racconto è la preparazione alla partenza: Bryson descrive la leggenda nata attorno a questo tragitto, legata prima di tutto all’immensità del percorso e all’alto tasso di abbandono – “non era come l’immaginavo” – di coloro che hanno tentato l’impresa. Pochi l’hanno conclusa: per lo più gente bizzarra e iperattiva.

Segue un elenco dei rischi e di possibilità di morte che si possono incontrare percorrendolo, con tanto di episodi realmente accaduti. Divertente è l’elenco delle forme e modalità possibili dell’attacco di un orso. Seguendo Bryson nel cammino – intrapreso per curiosità e per mettersi alla prova – scopriamo la spettacolarità di quella foresta che non è solo estetica, ma anche storica, umana e scientifica. Ma soprattutto non è la foresta idilliaca del Walden di Thoreau.

Quando Walt Disney decise di creare Bambi, inviò i suoi artisti nel Maine perché facessero degli schizzi delle ambientazioni, ma gli fu ben presto chiaro che quella non era zona di ariose radure abitate da graziose creaturine. Viene in mente, piuttosto, il bosco del Mago di Oz, in cui gli alberi hanno brutte facce e intenzioni anche peggiori (…) Quella era una foresta da orsi in agguato, serpenti ciondolanti dai rami e lupi dagli occhi rossi come laser. Adesso capivo perfettamente perché Henry David Thoreau, quando era arrivato da quelle parti con la sua giacchetta di velluto, si era cagato addosso.

L’immagine idealizzata dell’escursionista alla ricerca del riavvicinamento alla natura qui non c’è, anzi Bryson ne testimonia l’ipocrisia. Le avventure degli escursionisti sono essenzialmente fatte di stanchezza, puzza, sudore, rifugi pulciosi e fatiscenti e campeggi luridi, infestati da topi, insetti e altri presunti escursionisti (l’umorismo non manca nel racconto)! Il percorso è più che altro fatica, attraversata da momenti di depressione e sconforto, senza la possibilità di godersi il panorama, oltre al disagio della continua sensazione di essere osservati. Gli Appalachi saranno anche una meraviglia e un miracolo (anche della volontà umana), prima di tutto però sono un ambiente terrificante. Chi l’attraversa fatica a coglierne la bellezza o a provare pace nella contemplazione di Madre Natura per via delle spaventose dimensioni (difficili da immaginare per un europeo), delle lunghezze estenuanti, del gelo mordente, della nebbia, del vento o del sole assassino.

Per non parlare delle insidie che il bosco nasconde: non si ha veramente un’idea realistica di quanto il rischio sia subitaneo e silenzioso, e possa coglierti una fine silente e indecorosa come un attacco d’ipotermia per l’attraversamento di un innocuo laghetto. I paesaggi non sono dolci, ma sempre estremi, compreso l’effetto straniante di un centro commerciale o un brutto hotel di lusso che appaiono dopo chilometri e chilometri di fitta foresta.

I due protagonisti, Bryson e Katz, sono i peggiori escursionisti possibili. Guadano il fiume a suon di capitomboli, perdono il cammino, si annoiano, buttano viveri per il troppo peso sulle spalle. Dopo settimane di immersione nella foresta, ammettono onestamente di sentirsi gratificati dai contatti con il mondo civilizzato: “cheesburger, coca-cola, sciacquoni e acqua corrente”Si muovono tra rifugi ridotti a brandelli, lavanderie, alimentari e fast food; fra questi, uno sterrato senza fine.

Il loro è un percorso anti-eroico: armati di buone intenzioni, i due viaggiatori confessano (dopo pochi chilometri di fango e sudore) che francamente non ce la possono fare. Ma perché farlo se non devono dimostrare niente a nessuno? Hanno perciò l’umiltà e l’onestà di ammettere di non essere idonei (contrariamente ai palloni gonfiati che incontrano sul cammino) e si fermano dopo aver percorso a frammenti solo il 39% del cammino: “comunque, se non vi spiace, 1400 chilometri sono un bel po’ di strada”.

Quello di Bryson però non è solo un racconto comico. La cronaca umoristica del suo viaggio è arricchita da informazioni di botanica endemica, sull’orogenesi e la geologia delle montagne, da aneddoti di cronaca nera, dalla storia del percorso, dello sfruttamento del paesaggio deturpato, sfiancato da parassiti, da disastri ambientali, da una pessima politica ambientale. Denuncia la pacchianeria da turismo di massa americano, che notoriamente ama il comfort e odia camminare, che regna nelle cittadine lungo l’itinerario la cui bruttezza disorienta più dell’immensità della foresta. Nella storia della Pennsylvania, come in quella del disfacimento della valle del Delaware o dell’estinzione del leone di montagna (volutamente sponsorizzata dalle istituzioni americane) cogliamo l’impatto che gli uomini hanno apportato a queste terre, sempre devastante.
Il vero aspetto tragico alla fine riguarda il dramma dell’uomo, e dell’uomo americano in particolare, che dal confronto con la natura risulta inevitabilmente volgare, meschino, da sempre incapace di rapportarsi al territorio con equilibrio e armonia.

Non tutto è da buttare: restano alcune meraviglie autentiche come l’incontro serale dei tuffoli sul lago, l’emozione genuina di fronte a un enorme alce, l’energia generata da un albero ogni minuto, la sensazione dell’aria libera dai condizionatori. E l’esperienza dell’Appalachian Trail consente di riscoprire l’enormità del mondo, oltre al piacere di stupirsi di fronte a quello che di autenticamente naturale ne rimane.

Una passeggiata nei boschi  e gli altri ebook di Bryson sono disponibili in download su MediaLibrary, qui la lista dei sistemi bibliotecari aderenti; a chi non disponesse del servizio di prestito digitale o volesse leggere più ebook al mese, ricordiamo invece che è disponibile il servizio premium MLOL Plus.