Beppe Fenoglio: il grande narratore della lotta partigiana

Langhe e resistenza. Ecco i due poli attorno ai quali si sviluppa la narrazione di Beppe Fenoglio, uno scrittore che pubblicò pochissimo durante la sua breve vita, ma che scrisse tantissimo, rileggendo, correggendo e lasciando una vasta produzione da cui provengono romanzi e racconti pubblicati postumi.

Nato ad Alba nel 1922, lasciò raramente la sua terra natale, le Langhe. Osservatore attento degli abitanti di quelle terre, si fece cronista del mondo contadino e della sua “implacabile” economia, dell’equilibrio precario costruito dai singoli contro fame e miseria, minacciato di volta in volta da carestia, povertà del suolo, dalla guerra che svuotava le campagne, dall’abbandono dello Stato. Raccontò una dura realtà di fronte alla quale ogni individuo svela la sua vera natura, dando vita ad una varietà di personaggi. Incontriamo i deboli, gli sconfitti, le vittime e i forti, furbi, subdoli, rapaci, la cui umanità è corrosa dalla volontà di sopravvivenza.

Il secondo polo dell’opera di Fenoglio è quello della guerra partigiana combattuta tra il 1943 e il 1945. Dopo l’8 settembre del 1943, il giovane Fenoglio lasciò l’esercito e si unì alle prime formazioni partigiane nascoste sulle colline delle Langhe, uno dei maggiori teatri della Resistenza italiana. Esperienza che nutrì i suoi romanzi, pensiamo al Partigiano Johnny o a Una questione privata, considerati tra i più importanti della letteratura italiana della Resistenza. Essi rappresentano un racconto acuto, privo di semplificazioni e senza concessioni di sorta, di un’esperienza complessa ritratta nelle sue contraddizioni, fatta di splendore e miseria. Come scrisse Calvino in Il sentiero dei nidi di ragno, nelle opere di Fenoglio

c’è la Resistenza proprio com’era, … vera come mai era stata scritta, … e con tutti i valori morali

Che Fenoglio stia dalla parte dei partigiani è evidente: tra la dittatura e la fredda crudeltà fascista e il dilettantismo un po’ ruvido (non sempre integerrimo) dei partigiani, scelse la parte in cui i valori della dignità e della libertà avevano ancora un senso. Scelta che comunque non gli impedì di cogliere una miriade di gesti e atti imprevedibili, eroici o ridicoli, appassionati o semplicemente grotteschi che da sempre sono alla base della storia dell’uomo. Per usare le parole di Gian Luigi Beccaria, nelle sue opere:

… c’è la morte, ma c’è anche la vita, ci sono l’odio, l’amore, la pace il male, il giorno, la notte, ci sono momenti disperati e momenti edenici, c’è tutto il senso dell’esistenza umana.

Al centro della narrazione c’è un personaggio – Johnny o Milton – nel quale è difficile non riconoscere lo scrittore, per la sua riservatezza e disinvoltura, la sua solidarietà ma anche il suo umorismo corrosivo. Tanto sicuro della necessità della lotta quanto incerto rispetto alle prospettive che apre, sognatore e al contempo osservatore spietato, considera la guerra come un’esperienza limite che mette a nudo l’uomo.

Su MediaLibraryOnLine sono disponibili tutti i romanzi e i racconti di Fenoglio pubblicati singolarmente o in raccolte da Einaudi; desideriamo però proporvi l’ascolto di Una questione privata (racconto autobiografico pubblicato nel 1963 e considerato incompiuto) letto da Omero Antunutti per il programma radiofonico Ad Alta Voce, andato in onda nel marzo 2015.
A quanto pare è stato proprio l’ascolto di questa reading ad aver ispirato i fratelli Taviani, da sempre ammiratori di Fenoglio, a portare sul grande schermo Una questione privata, la storia dell’amore ossessivo – cui la lotta partigiana fa da sfondo – di Milton per la bella e solare Fulvia e della gelosia nei confronti del rivale e compagno di lotta Giorgio.

Buon ascolto!