Louise O’Neill: corpi espropriati

The Guardian ha definito Louise O’Neill, giovane scrittrice irlandese, “il migliore autore di oggi per giovani adulti”. Per la sicurezza e l’incisività con cui parla delle donne, del ruolo che la società riserva loro, con cui affronta temi femministi ancora purtroppo attualissimi, senza proclami o dichiarazioni ma solo con la forza della sua parola tagliente, viene spesso paragonata a Margaret Atwood, autrice de Il racconto dell’ancella.

Al centro dei suoi romanzi, popolati da ragazze e giovani donne, è il tema dell’espropriazione del corpo, curato e monitorato in maniera ossessiva in Solo per sempre tua, preso, usato, esposto pubblicamente in Te la sei cercata.

Solo per sempre tua, pubblicato in Italia da Il castoro, è ambientato in un mondo distopico. Mentre racconta l’amicizia fra due ragazze ⎯ freida e isabel, senza lettera maiuscola come tutti i nomi di cose ⎯ ci parla delle loro ossessioni per l’aspetto, il peso, l’alimentazione, il cibo e i ragazzi.
freida e isabel vivono in un mondo futuro dove le donne nascono esclusivamente in laboratorio e sono allevate allo scopo di diventare mogli belle, buone e perfette. Le “eve” frequentano la Scuola, gestita dalle “caste”, dove ogni lunedi mattina si sottopongono alla valutazione del loro aspetto muovendosi in un mondo di pillole e specchi, guidate dall’ossessivo desiderio di primeggiare. Le eve devono essere belle, ma soprattutto, non devono pensare, «casta-ruth dice che pensare troppo porta via la bellezza. Nessun uomo vorrà mai una compagna che pensa troppo».

freida, isabel e le compagne ormai sedicenni parteciperanno presto alla Cerimonia, l’evento per il quale si stanno preparando dalla nascita e che determinerà ciò che diventeranno: una compagna, una concubina o una casta. Solo le prime potranno assurgere al ruolo di compagne degli Eredi, i maschi che «hanno l’esperienza e l’intelligenza necessarie per scegliere per voi meglio di quanto potreste fare da sole».

Solo che l’amica di freida, o meglio la sua ex migliore amica, isabel, da sempre la più bella, quella con cui competere, quella da battere, decide di averne abbastanza e diventa “obesa”. E anche freida comincia a pensare, a farsi domande. Ma la pressione sale, il giorno della Cerimonia arriva e i ragazzi sceglieranno le loro compagne. La competizione si fa dura. freida sa che deve combattere per il suo futuro, anche se significa tradire la sua migliore amica o innamorarsi quando è vietato, anche se sa bene le possibili e irreparabili conseguenze.

Se il primo romanzo di O’Neill è ambientato nel futuro, pur con evidenti richiami alla nostra società e ai suoi modelli di corpi scarni e volti informi, il secondo, intitolato Te la sei cercata, è ambientato in un’anonima cittadina della provincia irlandese dove tutti si conoscono e dove Emma, la giovane protagonista diciottenne, spicca fra le sue coetanee.

Emma è molto bella, popolare, sempre perfetta e ama essere al centro dell’attenzione.

Pur di sottolineare il suo status di più bella della compagnia flirta coi ragazzi delle altre per ribadire che, se solo lo volesse, ogni ragazzo potrebbe essere suo.
È competitiva anche a scuola dove vorrebbe primeggiare e a casa fa di tutto per essere la preferita dai genitori, la principessa di papà. Emma ⎯ che non attira le nostre simpatie ⎯ è il ritratto di un’adolescente piena di contraddizioni, che desidera essere amata e ammirata, che è incuriosita dal sesso e ha voglia di sperimentare (senza che i genitori lo sappiano ben inteso). Durante un weekend in cui i genitori sono assenti si reca con le amiche ad una festa e ad un certo punto si apparta con il giocatore di punta della squadra locale, il più ambito, molto più grande di lei. Finisce a letto con lui e per non sembrare bigotta o da meno accetta anche una pasticca.

Quello che le succede poi, lo scoprirà sui social e per lei sarà una discesa agli inferi. Il copione è noto: la violenza, la colpevolizzazione della vittima, la cultura del consenso verso l’abuso sessuale. La condanna pressoché unanime non sarà per i ragazzi senza scrupolo che l’hanno violentata, hanno ripreso e pubblicato online le loro “imprese” scatenando commenti offensivi, ma per Emma che in fondo se l’è cercata: «E conosci un ragazzo capace di dire di no se gliela offri su un piatto d’argento?»

Emma è definita facile perché è una giovane donna sessualmente attiva. Facile, vale a dire un corpo di cui disporre a piacimento, non una persona cui chiedere il consenso. E mentre leggiamo ci rendiamo conto di quanto questa mentalità permei il nostro pensiero e induca a mettere sullo stesso piano l’imprudenza autolesionista di una ragazza che si affaccia alla vita adulta con la violenza dei suoi coetanei che non sono nemmeno sfiorati dal dubbio che lei non fosse consenziente. Persino Emma dubiterà di se stessa.

Concludiamo con le parole affidate dall’autrice alla post fazione di Te la sei cercata:

Le violenze sessuali (a partire dai contatti indesiderati fino allo stupro vero e proprio) sono talmente comuni che le consideriamo quasi inevitabili per una donna. Insegniamo alle nostre figlie come non farsi stuprare instillando in loro un senso di predestinazione, l’idea che combattano una battaglia persa in partenza… Non voglio più vivere in un mondo così. Vedo le bambine che giocano nel parco sotto casa e ho tanta paura per loro, per la cultura in cui stanno crescendo. Meritano di vivere in un mondo in cui le aggressioni a sfondo sessuale siano una rarità, un mondo in cui siano prese sul serio e le conseguenze per chi le commette siano rapide e severe.
Dobbiamo parlare dello stupro. Dobbiamo parlare del consenso. Dobbiamo parlare del senso di colpa che imputiamo alle vittime e dello slut-shaming e dei doppi standard che applichiamo a ragazzi e ragazze.
Dobbiamo parlarne e parlarne e ancora parlarne finché tutte le Emma di questo mondo si sentiranno sostenute e comprese. Finché si sentiranno credute.