Ritratto di Natalia Ginzburg

L’edizione 2018 del Premio Strega ha visto in gara due belle opere ispirate ad altrettanti personaggi femminili del Novecento: Helena Janeczek si è aggiudicata il primo premio con La ragazza con la Leica, romanzo dedicato alla figura di Gerda Taro, giovane fotografa antifascista, compagna di Robert Capa, morta a soli 27 anni durante la guerra civile spagnola. Al terzo posto si è invece classificato La corsara di Sandra Petrignani, edito da Neri Pozza.

Il libro, incentrato sulla figura di Natalia Ginzburg, non appartiene al tradizionale genere del romanzo: si tratta piuttosto di un ritratto a tutto tondo, ed è al tempo stesso profilo biografico, ricostruzione del mondo sociale e culturale di un periodo, raccolta di aneddoti e testimonianze, nonché opera di sintesi sulla produzione letteraria di una scrittrice che ci ha lasciato una grande eredità morale e intellettuale. L’esito di questo lungo lavoro di ricerca, che si è protratto per diversi anni, è stato ampiamente lodato da critica e pubblico perché riesce ad essere al tempo stesso rigoroso e coinvolgente.

Sandra Petrignani ama raccontare la vita di artisti recandosi personalmente a visitare le case che essi hanno abitato. In un suo precedente libro, intitolato La scrittrice abita qui, luoghi e oggetti la aiutano a evocare, come fa un medium durante una seduta spiritica, le personalità di alcune grandi scrittrici del Novecento: Karen Blixen, Katherine Mansfield, Marguerite Yourcenar, per citarne solo alcune. Alla Yourcenar la Petrignani è particolarmente legata, tanto che nel 2014 ha pubblicato un libro a lei interamente dedicato: Marguerite.

Anche il ritratto di Natalia Ginzburg prende il via con un aneddoto che si svolge tra pareti domestiche: Sandra Petrignani racconta di quando, giovane aspirante scrittrice, fu invitata a casa dalla Ginzburg per ritirare la bozza di un romanzo che lei, Sandra, le aveva lasciato in lettura. Natalia Ginzburg è seduta sul divano, lo sguardo intenso. La visita è breve e la ragazza viene congedata con poche parole: «questo romanzo non lo capisco, quindi non posso giudicarlo». L’episodio, che si conclude con il ricordo di un successivo, affettuoso gesto di apprezzamento nei confronti della Petrignani, riassume in modo efficace la poetica della Ginzburg, che consiste semplicemente nel dire la verità. Lo scrittore non deve mai mentire, né a se stesso, né agli altri: la ricerca della verità, nei rapporti interpersonali così come nella società, è l’unica cosa che davvero conta.

Questo insegnamento le era stato lasciato in eredità dal primo marito, Leone Ginzburg. Antifascista, militante del gruppo di Giustizia e libertà, direttore editoriale e principale animatore, insieme con Cesare Pavese, della casa editrice fondata a Torino da Giulio Einaudi, Leone conobbe Natalia quando lei aveva 17 anni. Arrestato una prima volta, si sposarono quando uscì dal carcere. Seguirono poi gli anni del confino a Pizzoli, in Abruzzo, dove Natalia ebbe tre bambini e scrisse il suo primo romanzo, La strada che va in città, con lo pseudonimo Alessandra Tornimparte. La storia narra di una ragazza che sceglie di fare un matrimonio di interesse, per poi accorgersi che il vero amore è altrove. Già compare l’impietoso realismo che caratterizza la narrativa della Ginzburg, la quale riesce a mettere a fuoco l’ipocrisia e la solitudine che spesso possono celarsi dietro il rassicurante paravento della vita familiare.

Il matrimonio di Natalia e Leone finisce tragicamente nel febbraio del 1944: percosso e torturato, Leone morì nel braccio tedesco del carcere di Regina Coeli. L’ultima lettera indirizzata a Natalia è struggente:

La mia aspirazione è che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri. Attraverso la creazione artistica ti libererai delle troppe lacrime che ti fanno groppo dentro; attraverso l’attività sociale, qualunque essa sia, rimarrai vicina al mondo delle altre persone, per il quale io ti ero così spesso l’unico ponte di passaggio. […] Ti amo con tutte le fibre dell’essere mio […] Ti bacio ancora e ancora e ancora. Sii coraggiosa”.

Segue la fuga precipitosa con i tre bambini piccoli, il ricovero provvisorio a Firenze e poi la nuova vita a Roma e, nel 1945, di nuovo a Torino. Comincia la sua attività fissa nella casa editrice Einaudi, della quale diviene uno dei pilastri. Si muove all’interno di un mondo editoriale quasi esclusivamente maschile: sono anni di intensa attività e la Petrignani si sofferma a lungo a descrivere i rapporti della Ginzburg con Cesare Pavese, Italo Calvino, Elsa Morante, Alberto Moravia. La sua vita ha una nuova svolta con il secondo matrimonio: nel 1950 sposa Gabriele Baldini, un uomo di grande intelligenza, estroverso, melomane, che le fa scoprire la sua vena più ironica. Lessico famigliare, che la consacra al pubblico, vince il premio Strega nel 1963. La vita della Ginzburg continua però ad essere funestata da eventi tragici: nascono due figli disabili, Susanna e Antonio. Il bambino morirà in tenera età e sarà per lei un colpo durissimo. Resterà poi vedova per la seconda volta, nel 1969.

Natalia Ginzburg affermava che la sofferenza rende la fantasia debole e pigra. C’è un pericolo nel dolore, così come c’è un pericolo nella felicità. La Ginzburg ha saputo trovare una giusta distanza tra questi due elementi della vita: la sua prosa è spesso pervasa di profondo disincanto, ma è una scrittrice che sa stupirci anche con pagine di leggera, intelligente ironia.

Cesare Garboli, suo importante critico e carissimo amico, amava soprattutto la parte saggistica della sua opera: egli sosteneva che avesse un piglio “piratesco” nei suoi interventi e la riteneva un’opinionista battagliera. La Ginzburg tendeva a dare di sé un’immagine defilata, dimessa, ma in realtà aveva un carattere tenacissimo e desiderava dire la sua, con una forza corsara che fa pensare a Pasolini.

La Ginzburg collaborò assiduamente al Corriere della sera. Spesso andava contro il pensiero comune dominante. Si scontrò ad esempio con il movimento femminista, nel quale non si riconosceva, nonostante abbia sostenuto attivamente, anche con la sua attività di parlamentare, tutte le battaglie per l’emancipazione femminile. Le sue pagine saggistiche più belle, che contengono pensieri e ricordi, recensioni e spunti polemici, sono raccolte nei volumi Le piccole virtù e Mai devi domandarmi.

Non va dimenticata infine la sua attività di commediografa. Elsa Morante, con la quale ebbe un rapporto di amicizia molto intenso ma difficile, non le perdonava gli scritti teatrali: diceva che non le piacevano, la facevano arrabbiare. Le commedie della Ginzburg ebbero comunque un enorme successo, in particolare Ti ho sposato per allegria.

Il libro di Sandra Petrignani contiene una quantità enorme di informazioni e di testimonianze raccolte da persone che hanno incrociato Natalia Ginzburg nel corso della vita: il risultato è un caleidoscopio di ritratti e situazioni che compongono un affresco affascinante.

La biografia di Sandra Petrignani e le opere di Natalia Ginzburg sono disponibili su MLOL: buona lettura!