I “miracoli” del riordino

Avete mai sentito parlare del metodo KonMari?

Se la risposta è no, non preoccupatevi, siete nel posto giusto al momento giusto. Oggi parleremo di decluttering o, per usare un termine più tradizionale, di riordino. Quale migliore occasione della fine dell’estate per riorganizzare un po’ la casa e, perché no, anche le nostre vite? Nonostante i buoni propositi però, questa attività potrebbe risultare molto faticosa, emotivamente e fisicamente. Forse è anche per questo che molti hanno deciso di affidarsi al metodo della consulente giapponese Marie Kondo e leggere Il magico potere del riordino in cerca di qualche consiglio.

KondoOtto milioni di copie vendute in 30 paesi, uscito in Italia per l’editore Vallardi nel 2014, è ancora oggi nelle classifiche dei libri più venduti e risulta uno dei libri più scaricati sui diversi portali MLOL presenti sul territorio italiano.

Negli ultimi tempi il tema del riordino è tornato molto in voga, ma cos’ha di diverso il metodo KonMari rispetto agli altri?

Innanzitutto opera una sorta di rivoluzione copernicana del riordino: Marie non ci consiglia di buttare tutto e tenere solo lo stretto necessario. La sua filosofia non è quella del less is more, tanto cara al minimalismo. Al contrario, il fulcro del metodo è la scelta di cosa tenere. Il segreto sta nel rispondere ad alcune semplici domande come «questo oggetto mi dà gioia?», oppure, «questo oggetto assolve ancora il proprio compito?». La differenza è sottile, ma non concettualmente trascurabile.

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L’autrice si sofferma poi su una serie di convinzioni errate, ma molto diffuse, per cercare di scardinarle senza eccessive argomentazioni. Sarà la pratica a dimostrare il contrario. «Essere disordinati non è un fattore ereditario e non ha nulla a che vedere con la mancanza di tempo», scrive. Abbiamo solo bisogno di un metodo che funzioni e Marie ci fa questo regalo.

Non vogliamo svelare tutti i segreti del libro, ma è importante sapere che riordinare poco alla volta ogni giorno, o una stanza alla volta, è controproducente. Sarebbe meglio fare del riordino un unico grande evento, intensivo, ma risolutivo. In questo modo ogni giorno basterà solo rimettere le cose al loro posto.

Tutto sembra coerente e semplice senonché non viene contemplato l’ingresso di nuovi oggetti o il fatto che il loro utilizzo simultaneo o frettoloso possa far ricomparire il caos in un batter d’occhio!

L’altro suggerimento è quello di andare per categorie, mettere oggetti dello stesso tipo in più di un posto è svantaggioso. Bisogna partire dagli oggetti sui quali è più semplice prendere delle decisioni e andare via via verso quelli che hanno un valore affettivo maggiore. La sequenza consigliata dall’autrice ha un ordine ben preciso: prima i vestiti, poi i libri, le carte, gli oggetti e gli utensili vari, e soltanto alla fine i ricordi e le foto, dai cui è più difficile separarsi.

Avere questo tipo di approccio ci permette di riflettere meglio su cosa ci fa stare bene e di ripensare anche la relazione che abbiamo con quello che ci circonda. Da qui comprendiamo anche il sottotitolo del libro: trasformare gli spazi in cui trascorriamo molto tempo può sensibilmente migliorare molti aspetti della nostra esistenza, come il lavoro o la famiglia. Nella metafora casa-vita, la tendenza è quella di minimizzare la distanza tra l’interno e l’esterno, tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, facendo sì che il miglioramento di un aspetto influenzi anche l’altro.

Ovviamente questo libro non ci libererà improvvisamente dal disordine. C’è una complessa visione del mondo dietro il metodo KonMari. Non è qualcosa che può essere applicato ex abrupto e magicamente la casa e la nostra vita saranno diverse, migliori, o almeno non lo saranno così a lungo. Sicuramente un approccio come questo può farci riflettere sul nostro consumismo febbrile e far emergere dal caos accumulato ciò che ci piace davvero di noi e dei nostri oggetti. Tuttavia non necessariamente avere meno oggetti significa essere migliori. Più che il risultato sono molto interessanti il processo di liberazione, il contesto della scelta e della riflessione, non la casa semivuota o ordinata.

A rifletterci bene la scrittrice giapponese non ci ha regalato niente di eccezionalmente nuovo, se non un’estetica suggestiva (i vestiti piegati con il metodo KonMari sono materiale perfetto per i social!) e il reminder che è sempre una cosa buona stimolare la nostra immaginazione e sperimentare visioni diverse di noi stessi e dei nostri spazi.