Passare il testimone: la Resistenza e le nuove generazioni

È sempre un’emozione quando memoria personale, storia e letteratura s’intrecciano. L’occasione, in questo caso, arriva dalla pubblicazione di un breve saggio intitolato La guerra di Mario, edito da Laterza . 

Protagonista di questo libro, che può essere considerato a tutti gli effetti un testamento morale consegnato ai giovani e alle generazioni future, è il professor Mario Mirri, scomparso a Pisa nel maggio 2018 all’età di 93 anni. Il nome di Mirri è ben noto negli ambienti accademici: egli infatti è considerato il fondatore della cosiddetta “scuola pisana”, che si distinse in particolare per gli studi sulle politiche agrarie e della cultura materiale.
Nato in Toscana ma soggetto ai frequenti spostamenti del padre, dirigente presso gli stabilimenti chimici della Montecatini, Mirri approdò a Vicenza negli anni della sua prima adolescenza. Da studente liceale cominciò a frequentare gli ambienti dell’antifascismo azionista e liberalsocialista locale, quello che poi avrebbe dato vita alla cosiddetta banda dei “piccoli maestri” narrata da Luigi Meneghello nel romanzo omonimo, uno dei più belli del panorama letterario italiano del secondo Novecento.

Per chi già conosce il romanzo di Meneghello – a tutti gli altri consigliamo di leggerlo perché è davvero bellissimo il nome di Marietto non suonerà nuovo: è il ragazzo più giovane della comitiva, che subirà l’arresto e purtroppo anche le torture della polizia fascista di Salò prima della Liberazione. Mario Mirri però non parlava volentieri del suo alter ego Marietto e, se possibile, glissava con eleganza tutte le domande che si riferivano agli episodi narrati da Meneghello, «non ho mai fatto l’ex partigiano», teneva a precisare. La guerra di Mario, opera biografica cui Mirri aveva dedicato molta cura negli ultimi tempi e uscita dopo la sua morte, ci appare dunque ancora più preziosa: è la testimonianza di un uomo che partecipò attivamente alla Resistenza senza farsene mai vanto, semmai con una punta polemica nei confronti di una narrazione divenuta mito letterario.

È un libro-colloquio che si svolge, a distanza, con un ragazzo alle prese con una ricerca scolastica: il compito che gli è stato assegnato consiste nell’intervistare una persona anziana per raccogliere ricordi della Seconda guerra mondiale. Il padre del ragazzo, che insegna negli Stati Uniti dove si è trasferito con la famiglia, ha studiato a Pisa ed è stato allievo di Mario Mirri.  Così, nonostante la lontananza, suggerisce al figlio Davide di provare a contattare il professore, chi meglio di lui potrebbe aiutarlo?
Lo stesso Mirri evoca l’antefatto nella prefazione:

[Davide] mi ha telefonato chiedendomi se ero disponibile per una intervista. Gli ho risposto di sì, precisando però che, ruminante come sono, mi viene meglio rispondere con calma, anziché nell’immediato. Così ci siamo messi d’accordo: lui mi avrebbe posto delle domande per iscritto, ed io gli avrei risposto dopo averci riflettuto. Davide mi ha inviato un elenco di domande, e mi ci è voluto un bel po’ a rispondere con calma a tutte. Comunque, questo è il risultato. Mi auguro che sia di qualche interesse anche per altri ragazzi d’oggi.

Le domande inviate dagli USA a Mirri vengono accuratamente numerate. Le risposte sono dirette, schiette, sembra di assistere alla lunga conversazione di un nonno con il proprio nipote. Non c’è traccia di toni fanciulleschi o retorici per accattivarsi le simpatie del ragazzo, non c’è il desiderio di semplificare le cose. Alcune domande riguardano le abitudini di vita in quegli anni, altre riguardano la politica; tutte vengono affrontate con serietà e con intelligente autoironia. Quando parla della Resistenza, Mirri si dissocia in parte da Meneghello e rivela la propria versione di fatti che nel romanzo vengono narrati con licenza poetica (esilarante il racconto del “vero finale” del romanzo, quando i carri armati alleati entrano nel centro di Vicenza). Diverso anche il senso storico da lui attribuito alla Resistenza, della quale giudicò determinante l’apporto indiretto ma tuttavia essenziale ⎼ della popolazione civile. Per questo si dissociò sempre dalla retorica della Resistenza partigiana intesa come azione armata di pochi. Il giovane Mirri aderì al Partito d’Azione e concepì la libertà che l’Italia stava cercando di riconquistare solo in relazione alla giustizia sociale.

Molto interessante anche il racconto degli eventi politici che animarono l’Italia del primo dopoguerra: il pieno coinvolgimento nella politica dei primi anni della Repubblica, le delusioni, la rinuncia a una partecipazione diretta e l’inizio della carriera accademica. La guerra di Mario è dunque un titolo che non rende del tutto giustizia all’opera perché non si limita a ripercorrere gli anni che vanno dal 1940 al 1945 bensì tratta vicende che spaziano per tutto l’arco della vita: la storia diventa racconto di esperienze e per questo ci sembra più bella da ascoltare.

La guerra di Mario e Piccoli maestri sono disponibili in download su MediaLibrary, qui la lista dei sistemi bibliotecari aderenti; a chi non disponesse del servizio di prestito digitale o volesse leggere più ebook al mese, ricordiamo invece che è disponibile il servizio premium MLOL Plus.