Un’eredità di avorio e di ambra – Edmund de Waal

Che cosa fa sì che un artista, ceramista di fama internazionale, decida per qualche tempo di lasciare il proprio amato laboratorio e di mettersi a viaggiare per città e archivi allo scopo di scrivere la storia della propria famiglia d’origine?

Nel caso di Edmund de Waal, è stata l’eredità di una particolarissima collezione di oggetti, 264 netsuke, sculture giapponesi piccolissime, rappresentanti persone o animali in momenti fugaci della vita quotidiana, oggetti in avorio, legno o altri materiali scolpiti generalmente da anonimi artigiani. Dotati in origine di una funzione puramente strumentale (tenere fissati alla cintura del kimono alcuni piccoli contenitori che sostituivano le tasche), diventarono col tempo miniature dal valore artistico dalle mille varianti (le professioni, i topolini, le figure erotiche…) e finirono inevitabilmente per diventare oggetti da collezione. E così fu, anche in occidente, proprio nel momento della grande infatuazione per l’arte giapponese nella seconda meta dell’Ottocento. 

Giappone, periodo edo, netsuke (fermaglio per inroo), xix secolo, 007 coniglio o lepre

L’autore di Un’eredità di avorio e di ambra, che eredita la collezione da uno zio residente in Giappone, ne ricostruisce la storia in senso cronologico: partendo dalla costituzione della collezione nella Francia ricca e colta della Belle Époque, in una Parigi di salotti ed esposizioni d’arte ma travolta anche dall’antisemitismo dell’affare Dreyfus; nel suo passaggio alla Vienna inizio secolo, la Vienna dell’imperatore Francesco Giuseppe, di Freud, dei caffé pieni di romanzieri e filosofi; fino all’arrivo della guerra e all’esilio/ritorno in patria della collezione nella sua terra d’origine, il Giappone appunto. Filo conduttore del racconto, le vicende personali e storiche della famiglia Ephrussi: originari dell’area di Odessa e forti del successo commerciale nel commercio del grano, gli Ephrussi assunsero un ruolo di tutta importanza fra i banchieri del tempo, espandendosi in tutti i paesi europei e rappresentando un caso esemplare di integrazione di una famiglia ebrea di successo nell’aristocrazia europea.

Charles Ephrussi by Leon Joseph Florentin Bonnat (1833-1922)

Eccolo Charles Ephrussi, il collezionista originario, critico d’arte della Parigi di fine secolo, direttore della Gazette des Beaux-Arts, amico di Proust e degli impressionisti, di cui de Waal ricostruisce non solo la vita e le frequentazioni, ma anche ogni possibile dettaglio della vita materiale e artistica, fino a riscoprire e narrare al lettore l’aspetto della stanza in cui viveva, la disposizione dei quadri, il gusto nella scelta del mobilio.

Questo libro, che si può per certi versi far rientrare nel genere delle biografie familiari, le grandi narrazioni dinastiche che raccontano la storia di periodi storici e paesi attraverso le vicende personali, se ne distacca infatti per un aspetto molto particolare, l’attenzione appunto agli aspetti materiali della vita. E scopriremo che non di mera arte si tratta, se arriveremo a leggere la descrizione dello spogliatoio viennese che fu una delle collocazioni della vetrina dai ripiani foderati di velluto verde che ospitarono la collezione nei suoi spostamenti per il mondo: la luce della stanza nei diversi momenti della giornata, il tempo dedicato agli abiti, la compagnia di balie e bambini, tutto confluisce in un racconto che non vuole essere semplice racconto storico.

De Waal scrive sul suo sito:

Faccio parte della quinta generazione della famiglia che ha ereditato questa collezione, ed essa fa parte anche della mia storia. Io realizzo vasi. Il modo in cui le cose vengono fatte, come vengono maneggiate e che cosa accade loro è stato centrale nella mia vita per più di trent’anni. Così è stato anche per il Giappone, luogo in cui mi sono recato all’età di diciassette anni per studiare l’arte ceramica. Il modo in cui gli oggetti incarnano la memoria – o più specificamente, se gli oggetti possono farlo – è la vera questione per me. Questo libro è il mio viaggio nei luoghi in cui la collezione ha vissuto. È la mia storia segreta del tatto.
(Traduzione nostra)

Oggi la collezione di netsuke ereditata da de Waal è visibile presso il Museo ebraico di Vienna, “per raccontare a un nuovo pubblico una storia di migrazioni, identità ed esilio”.

Il libro è scaricabile in formato ebook su MLOL. Approfondimenti sui netsuke sono disponibili nella sezione open del portale: segnaliamo in particolare Netsuke: Masterpieces from The Metropolitan Museum of Art, scaricabile integralmente senza vincoli temporali di consultazione. Per gli appassionati di stampa 3D, raccomandiamo di vedere la collezione di modelli messa a disposizione dal British Museum. Diverse immagini di netsuke sono invece reperibili in rete: una delle collezioni geograficamente a noi più vicina è quella del Museo d’arte orientale di Venezia, visibile su Wikimedia Commons e da cui è tratta l’immagine sopra.