Sei donne che hanno cambiato il mondo – Gabriella Greison

“Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Quante volte lo abbiamo sentito dire?
Quello che non viene ribadito abbastanza, però, è che dietro le grandi donne che hanno segnato il nostro tempo si nascondono abilità, talento e tenacia, ma anche fatica e fallimenti, se non aperta ostilità.

Ce lo ricorda Gabriella Greison nel suo libro, uscito per Bollati Boringhieri e disponibile in versione ebook su MLOL, Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo, dove racconta le storie di Marie Curie (1867 – 1934), Lise Meitner (1878 – 1968), Emmy Noether (1882 – 1935), Rosalind Franklin (1920 – 1958), Hedy Lamarr (1914 – 2000) e Mileva Marić (1875 -1948), donne pioniere della scienza negli anni cruciali del Novecento.

Non sono certamente le uniche, ma sono quelle che con i risultati delle loro ricerche e con le loro vicende personali hanno fatto sì che altre donne, venute dopo di loro, abbiano fatto meno fatica ad affermarsi e a mettere a disposizione della comunità scientifica e di tutti i noi i frutti del loro sapere e della loro intelligenza. Insomma, loro prima di Fabiola Gianotti e Samanta Cristoforetti. Continua a leggere

Letture on the road con MLOL

L’immagine di una strada aperta è in grado di evocare nitidamente, meglio di qualsiasi altra rappresentazione, uno degli aspetti costituenti dell’identità americana: il mito della libertà di andare ovunque e di diventare chiunque si voglia essere.
A partire dai sentieri aperti dai primi pionieri partiti alla scoperta del selvaggio West e alla conquista dell’ultima frontiera, la strada appare come uno spazio mitico di possibilità, una forma di opportunità e di espansione.
Nella vastità degli Stati Uniti e dei loro spazi aperti, ma anche nello spazio ancora più ampio dell’immaginazione personale, la strada offre nuovi orizzonti a chi si voglia liberare dai limiti sociali e familiari, rappresenta la liberazione o la fuga da sé e dal proprio passato, significa libertà, ribellione e possibilità di reinventarsi.

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Fake News: cosa sono e come si possono riconoscere?

Si sente sempre più spesso parlare di fake news, ma cosa sono esattamente e come possiamo difenderci?

Il termine inglese “fake news”, in Italiano notizia falsa o bufala, indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici nel deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione tradizionali o via Internet, per mezzo dei media sociali. Le notizie false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o indurlo in errore al fine di ottenere finanziariamente o politicamente – spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione. Fonte: Wikipedia

Le fake news, dunque, distorcono la nostra percezione della realtà attraverso la manipolazione delle informazioni e non sono certo un fenomeno nuovo: si racconta ad esempio che già ai tempi di Napoleone si registrarono le prime “bufale”, solo che con la diffusione dei social la loro circolazione si è ampliata inevitabilmente.

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Le olimpiadi di Saamiya

Saamiya Yosuf Omar, classe 1991. Velocista.  Un nome che apparentemente non dice nulla. Eppure questa ragazzina con la passione per la corsa e che a soli diciassette anni è riuscita a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino del 2008 è divenuta un simbolo di riscatto per la martoriata Somalia e per le donne musulmane in tutto il mondo.

Di lei e della sua a storia si sono occupati i media a conclusione delle Olimpiadi di Londra nel 2012 e, soprattutto, se ne è occupato Giuseppe Catozzella che con Non dirmi che hai paura rende nota la sua vicenda in tutto il mondo. Vincitore del Premio Strega Giovani 2014, il romanzo ricostruisce la vita della ragazzina dall’infanzia alle prime affermazioni nelle gare dilettantistiche, fino alla qualificazione alle Olimpiadi di Pechino alle quali arriva ultima. L’appuntamento con la vittoria è, quindi, rimandato a Londra 2012. Tutto, però, si fa all’improvviso più difficile quando gli integralisti islamici prendono il potere e Saamiya è costretta a correre di nascosto e imprigionata dentro un burqa. Non c’è più posto per lei in Somalia. Il suo futuro è altrove. Non può pensare, infatti, di vincere a Londra rimanendo sottomessa alla violenza delle milizie islamiche. Decide, quindi, di partire e, sola, intraprende il massacrante viaggio di ottomila chilometri che la porterà dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia e quindi, via mare, in Italia. In Italia, però, Saamiya non arriverà mai. Il suo sogno di vittoria svanisce tragicamente con lei durante la traversata nel Mediterraneo. Continua a leggere