Novità su MLOL: gli ebook dell’editore 66thand2nd

Il catalogo degli ebook disponibili per il prestito digitale bibliotecario si sta pian piano arricchendo e, oltre ai titoli delle grandi case editrici, hanno fatto la loro comparsa anche quelli di editori indipendenti: diversi fra loro per scelte editoriali e tipologia d’offerta, tutti accomunati dalla grande cura e attenzione per il loro prodotto e per il lettore.
Fra questi, ci piace segnalare la casa editrice romana 66thand2nd, il cui nome – che indica un incrocio di strade newyorkesi – ha in sé il tema del crocevia ma anche quello dello stabilirsi, del “metter su” casa, rimandando all’idea della casa editrice come casa dei lettori. Il progetto editoriale nasce durante un viaggio di lavoro negli USA di Isabella Ferretti e Tomaso Cenci, una coppia di avvocati, che progettano di proporre ai lettori italiani generi non presenti nel panorama editoriale nostrano: la letteratura sportiva e il meticciato letterario.

Lo sport è un grimaldello narrativo potente. Qui accadono i miracoli e si trovano maestri. Attraverso lo sport 66thand2nd racconta una società vitale e sana. Il canto dei grandi campioni attinge al passato per rafforzare il presente in un’epica non retorica ma profondamente umana. [Robinson]

Due sono le collane dedicate allo sport: Attese e Vite inattese. In Attese sono raccolti racconti e romanzi, sia di giovani autori che di classici della letteratura. Tra i primi ricordiamo i romanzi di Anthony Cartwright – uno dei più interessanti narratori inglesi contemporanei. Iron towns. Città di ferro, ad esempio, è uno splendido ritratto della Gran Bretagna odierna, dove Liam Corwen, un calciatore ormai anziano, sta per chiudere la sua deludente carriera nella squadra di Iron Town. Il bilancio della sua vita privata non è più positivo di quella sportiva, ma nemmeno diverso da quello dei suoi amici di sempre: una generazione le cui ambizioni sono arrugginite come le officine delle città siderurgiche in cui vivono, ma che resta caparbiamente in attesa di un riscatto. Continua a leggere

Moda e tendenze nell’edicola di MLOL

Dernière Mode, 1884/10 – Gallica – P.D.

Forse non ci soffermiamo spesso a pensarlo, ma l’abbigliamento come il cibo, è un bisogno primario: ci copriamo quando fa freddo, ci vestiamo con capi leggeri in estate e passiamo moltissimo tempo della nostra vita a scegliere cosa indossare sia per necessità, sia per regole d’abbigliamento (una divisa per un lavoro, un costume da bagno per la piscina, etc), sia per affermare la nostra personalità.
L’abbigliamento, che possiamo definire moda, costume, è un linguaggio universale ma che cambia a seconda delle tendenze del momento o della propria individualità.

Sin dai tempi antichi la moda ha dettato regole e tendenze passeggere: nel 1400 vigeva quella italiana con corpetti molto stretti, sottane ampie, stoffe con disegni floreali; durante il regno di Luigi XIV protagonisti erano i corpetti a punta e scollati, rinforzati da stecche di balena e soprattutto eccentrici accessori.
Durante l’800, con la rivoluzione industriale e la conseguente introduzione di macchinari meccanici destinati alla lavorazione dei tessuti, iniziò a svilupparsi la curiosità per la storia del costume e comparvero le prime riviste dedicate, che pubblicarono articoli a tema politico, culturale, sociale e sui costumi dell’epoca.

Alcune di esse, digitalizzate e rese disponibili online da importanti istituzioni culturali, possono essere sfogliate e ammirate anche a partire dalla collezione open di MLOL.

Il Corriere delle dame, 1824 – LACMA – P.D.

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1919-2019: un secolo di Bauhaus

Correva l’anno 1919: nella neonata Repubblica di Weimar, sorta sulle macerie della prima guerra mondiale, prese avvio una delle avventure artistico-culturali più straordinarie di inizio secolo. La città di Goethe e Schiller, simbolo del classicismo tedesco, divenne culla di una rinascita civile che intendeva prendere le distanze dal rigido militarismo che aveva caratterizzato il dissolto impero del Kaiser.Bauhaus logoIn questo quadro socio-politico, l’architetto Walter Gropius elaborò un rivoluzionario progetto pedagogico rivolto ai giovani: a suo modo di vedere, l’esercizio del talento artigianale, unito all’addestramento dello spirito, avrebbe saputo dar vita, attraverso le arti, a una comunità nuova. Fu questa scintilla a innescare l’originale esperienza del Bauhaus.

La scuola del Bauhaus impegnò appassionatamente, fra contrasti e contraddizioni, i migliori talenti artistici del periodo: Johannes Itten, Paul Klee, Wasilij Kandinsky, Oskar Schlemmer, Ladzlo Moholy-Nagy, Mies van der Rohe, Lyonel Feininger e poi scultori, costumisti, grafici e moltissimi artigiani. Direttori, maestri, allievi si ritrovarono coinvolti in un’esperienza totalizzante, mossi dall’entusiasmo di lavorare alla costruzione della nuova “opera d’arte unitaria” del futuro.

Nella concezione di Gropius, “la scuola è al servizio dell’officina e un giorno dovrà risolversi in essa. Perciò al Bauhaus non ci saranno insegnanti e studenti, ma maestri, lavoranti e apprendisti”. L’insegnamento dell’architettura venne per i primi anni lasciata da parte: ci si concentrò invece sulla produzione di “cose di uso quotidiano, che devono essere semplici, funzionali e ben fatte”. L’esperienza del Bauhaus è considerata fondamentale per la nascita del design: molti degli oggetti di arredamento progettati al suo interno rappresentano dei modelli ancora oggi ammirati e imitati.

Marianne brandt, teiere, 1924 (cropped)

Marianne Brandt: Teiera – WikiMedia Commons – P.D.

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Le lingue del mondo nei libri per bambini di StoryWeaver

Immagine di Sandhya Prabhat da “Stick Your Tongue Out!” – CC-BY-4.0

Da alcuni anni sugli scaffali delle nostre biblioteche hanno fatto la loro comparsa libri per bambini in altre lingue oltre all’italiano. La varietà linguistica delle collezioni riflette senz’altro quella sempre più multietnica delle nostre comunità, ma soprattutto nasce dalla convinzione che – utilizzando il claim del progetto Mamma Lingua – sia importante “seminare parole e racconti in tante lingue per veder germinare una comunità con maggiore integrazione”.

Anche in MLOL, nella sezione open, è disponibile un’ampia collezione di storie multilingue per bambini, sia per primi lettori che per quelli più fluenti, provenienti dall’interessante progetto indiano StoryWeaver della Pratham Books, una casa editrice non-profit di libri per l’infanzia, nata nel 2004 con la missione di vedere “un libro nelle mani di ogni bambino”. Suo obiettivo principale quello di pubblicare storie di buona qualità nelle tante lingue parlate in India, per supportare l’acquisizione della lettura nei bambini.

StoryWeaver è una biblioteca online che raccoglie e fornisce accesso gratuito a migliaia di storie open source, provenienti da diversi progetti, come quello della Pratham Books o della African Storybook Initiative, di Book Dash e Room to Read, ma anche  da campagne di promozione della lettura appositamente create quali Weave-a-Story o WonderWhyWeek o la recente Freedom to Read 2019. Continua a leggere

L’archivio storico de l’Unità

Era il 12 febbraio del 1924 quando venne stampato il primo numero de l’Unità – Quotidiano degli operai e dei contadini, quotidiano politico voluto da Antonio Gramsci; un nome, L’Unità, di buon auspicio, forse, ma soprattutto una chiara indicazione della direzione da intraprendere in tempi di divisioni e di conflitti.
«Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale» (Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l’Unità, 12 settembre 1923)

La sua è stata una storia travagliata. A soli due anni dalla prima apparizione, in seguito alle leggi fasciste sulla stampa, venne soppresso; nel 1927 riprese con pubblicazioni saltuarie, in clandestinità dalla Francia (più che altro si trattava di un foglio di propaganda antifascista), e solo nel 1944, a Roma, e nel 1945 anche nel nord Italia, ritornò regolarmente nelle edicole. Fu Palmiro Togliatti, leader del PCI, a sostenere fortemente la rinascita del quotidiano (fu lui a nominare direttore Pietro Ingrao) che avrebbe dovuto proporre una narrazione delle vicende italiane alternativa a quella del Corriere della Sera, il quotidiano della borghesia. Continua a leggere