Vocable: la rivista d’attualità per imparare le lingue straniere

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L’edicola di MLOL è ricca di riviste da tutto il mondo e in tantissime lingue, non tutti però le conoscono bene o hanno quella padronanza che consente loro di comprendere testi complessi dal punto di vista lessicale e sintattico come quelli pubblicati dai maggiori organi di stampa, destinati ai madrelingua.

Per questa ragione in alcune nazioni, soprattutto quelle non anglofone, sono nate riviste dedicate a chi sta imparando una lingua straniera i cui articoli, oltre a presentare diversi gradi di difficoltà, sono solitamente accompagnati da note esplicative che favoriscono l’apprendimento.

Una di queste è Vocable, il quindicinale francese che attraverso articoli tratti da giornali internazionali e notizie d’attualità si propone come strumento per migliorare l’inglese, il tedesco e lo spagnolo. Fondato nel 1983 da Dominique Lecat, pubblicato dalla Maubeugeoise Publishing Company e riconosciuto nel 2011 dal Ministero dell’Istruzione francese come rivista di interesse pedagogico, è disponibile in quattro diverse versioni:

Vocable All english, in cui gli articoli e le note esplicative sono in inglese e che, al posto della traduzione dei vocaboli, propone dei sinonimi nella stessa lingua.
Vocable Spagnolo (Espagnol), Vocable Tedesco (Allemand) e Vocable Inglese (Anglais) sono invece le versioni con testi nelle tre lingue ma con note e traduzione dei vocaboli in lingua francese.

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Vedere la storia: l’Italia nel 1938

1938 1Un palazzo moderno, come siamo abituati a vederne in molte città d’Italia. Una macchina da scrivere. Un’automobile. Una radio. Una pubblicità della viscosa, tessuto nuovissimo, e quella di un manuale di economia domestica. Immagini che parlano di vita quotidiana, di sviluppo industriale, di mezzi di comunicazioni di massa, di lavoro e di ruoli di genere. Immagini che hanno in comune un anno della storia d’Italia, il 1938. Ottant’anni di storia: una realtà né troppo vicina, né troppo lontana.

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Newsweek, una rivista internazionale

Il 1 maggio del 2000 la rivista Life, che per settant’anni aveva raccontato il mondo attraverso grandi reportage, resi immortali dalle splendide copertine e dagli scatti fotografici di maestri quali Larry Burrows, Robert Capa e Margaret Bourke-White (ora archiviati qui), cessò le sue pubblicazioni. Fu la prima eclatante chiusura di una famosa testata giornalistica a seguito della crisi della carta stampata, iniziata sul finire degli anni ’90.

Si parlò di costi troppo alti, di calo degli inserzionisti, della concorrenza della tv e di internet. In effetti negli anni successivi altri giornali furono costretti a chiudere o a salvataggi in extremis con clamorosi passaggi di proprietà – pensiamo all’acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos nell’agosto del 2013 –, nel frattempo sul web nascevano siti di news come The Huffington Post (2005), che in pochi anni diventerà il sito di notizie più letto nel mondo, e BuzzFeed (2006) che, fondendo notizie e intrattenimento, diffonderà contenuti virali in rete sottraendo lettori alla stampa tradizionale.

Caso altrettanto eclatante fu quello di Newsweek, uno dei più celebri settimanali statunitensi, fondato nel 1933.  Nel 2010 fu rilevato dalla Washington Post Company da Sidney Harman per la cifra simbolica di un dollaro e due anni più tardi, in seguito ad un calo pari alla metà dei suoi lettori e una perdita in quell’anno di 22 milioni di dollari, cessò la pubblicazione cartacea e puntò esclusivamente sull’edizione digitale. Diverse le cause della crisi.  Di certo la scelta editoriale di alternare ai tradizionali reportage seri e autorevoli pezzi più leggeri e popolari aveva scontentato i suoi lettori più affezionati, abituati ad un giornalismo di più alto livello.
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In cucina con l’edicola di MLOL

Non c’è canale televisivo che non abbia una trasmissione o una rubrica dedicata alla cucina, non c’è un momento della giornata in cui non passi in tv un contest o un talent in cui concorrenti – sia dilettanti che professionisti – si sfidano davanti ai fornelli per sottoporsi al giudizio implacabile dei più noti chef italiani o internazionali.

Anche sul web non si scherza. È sufficiente inserire il nome di pochi ingredienti in un motore di ricerca per essere “sommersi” da ricette che li contengono, proposte da siti e blog specializzati, alcuni autorevoli, altri meno.

Uno dei siti di cucina più noti in Italia è senz’altro Giallo Zafferano che, da circa un anno, è presente anche in edicola con la rivista omonima, di fatto il primo magazine di cucina italiano nato da un sito. La rivista, come ha dichiarato la sua direttrice Laura Maragliano, si propone di “portare la cucina nella mani del lettore”, una sorta di invito ad abbandonare le poltrone e il ruolo di spettatori passivi di tanti spettacoli televisivi per passare all’azione. Continua a leggere