L’India raccontata dalle sue scrittrici

Sono sempre di più le autrici indiane che vengono tradotte e pubblicate anche in Italia. Si tratta di scrittrici di lingua inglese che, con i loro romanzi e racconti, hanno dato voce a milioni di donne e alle loro storie nascoste e sconosciute, contribuendo a plasmare il paesaggio letterario dell’India contemporanea: per la prima volta, infatti, hanno affrontato in ambito letterario argomenti quali le condizioni di vita delle delle donne e la loro quotidianità, le questioni familiari, le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, il femminismo e la lotta al capitalismo.

Ne abbiamo scelte alcune fra le più influenti e apprezzate, le cui opere sono disponibili per il download su MLOL.

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Arundhati Roy (jeanbaptisteparis – CC BY-SA 2.0 – Wikimedia Commons)

Iniziamo con Arundhati Roy, scrittrice, sceneggiatrice, giornalista, ma soprattutto attivista politica, impegnata nel campo dei diritti umani, a protezione dei più deboli, nella difesa dell’ambiente e contro le politiche economiche e di industrializzazione sfrenata del suo paese. Il romanzo cui deve la sua fama e la sua popolarità (oltre che condanne morali  e contestazioni in patria) e col quale vinse il Booker Prize, è Il dio delle piccole cose, del 1997.  Continua a leggere

L’Irlanda degli autori contemporanei su MLOL

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Quando pensiamo all’Irlanda subito ci vengono in mente distese di prati verdi, castelli, scogliere a picco sul mare, le sue caratteristiche città: tutti elementi che nel corso del tempo e in vario modo hanno ispirato scrittori di quella terra, da Oscar Wilde a Samuel Beckett, da James Joyce a Jonathan Swift.
I paesaggi mozzafiato della verde Irlanda invece sono per lo più assenti nelle opere dell’ultima generazione di autori irlandesi, che hanno dato voce alle vicende socio-politiche del loro paese, alle lotte per l’indipendenza e al disagio sociale, soprattutto giovanile. Continua a leggere

Alternative facts, libertà di pensiero e distopie

Dopo l’elezione dell’attuale presidente degli Stati Uniti, nelle librerie americane, sia tradizionali che online, si è verificato un inatteso ed esponenziale incremento delle vendite di 1984 romanzo distopico di George Orwelltanto che la Penguin, per rispondere alla domanda crescente, ne ha ordinato la ristampa di 75000 copie.
C’è chi addirittura, presso una libreria di San Francisco, ha pagato 50 copie da regalare a chiunque entrando avesse richiesto quel titolo, o chi per il 4 di aprile ha organizzato proiezioni gratuite (in 90 cinema, 79 città, 34 stati) dell’adattamento cinematografico di 1984 del regista Michael Radford.

Testimone in prima persona delle crudeltà di cui erano stati capaci i regimi totalitari di Spagna e Unione Sovietica pur di accrescere e rinforzare il proprio potere, ma anche dell’abuso del linguaggio e del ruolo della tecnologia nel consentire a governi oppressivi di monitorare e controllare i loro cittadini, George Orwell nel 1949 scrisse 1984: un romanzo politico nato con l’intento di ammonire i lettori della pericolosità di quei regimi e coerente con le sue responsabilità di “scrittore politicamente impegnato”:

Ogni riga di serio lavoro che ho scritto a partire dal 1936 è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico come io lo intendo. Mi sembra assurdo in un’epoca come questa pensare di poter evitare di scrivere di tali argomenti (Perché scrivo in Nel ventre della Balena, Bompiani 2013)

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L’animo umano nei racconti terrificanti di Edgar Allan Poe

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Portrait of Edgar Allan Poe – Édouard Manet – Met Museum

La vita di Edgar Allan Poe – nato il 19 gennaio 1809 e morto il 7 ottobre 1849 – fu breve ma certamente intensa. Secondogenito dell’attrice britannica Elizabeth Arnold Hopkins Poe e dell’attore David Poe, all’età di un anno era già orfano (il padre aveva abbandonato moglie e figli, mentre la madre era morta di tubercolosi) per cui fu affidato alla famiglia di un mercante scozzese che, nel 1815, lasciò la Virginia per far ritorno nella madre patria.

Edgar, bambino dalla memoria eccezionale, compì i suoi primi studi a Londra, ma fu in Virginia, dove la famiglia aveva fatto ritorno, che frequentò l’accademia (dalla quale venne espulso) e l’università. Durante quegli anni si innamorò perdutamente della madre di un compagno, abbandonò l’università e lavorò come giornalista; non riuscendo a mantenersi si arruolò nell’esercito. Abbandonò anche questo e tornò a vivere con la famiglia, nel frattempo iniziò a pubblicare le sue prime poesie per poi trasferirsi a New York. Lavorò per diversi periodici e fu anche licenziato perché sorpreso ubriaco dal suo principale. A 26 anni si sposò in segreto con Virginia, una cugina di soli 13 anni. Continua a leggere

Sepolcri imbiancati e rock’n’roll: il Gesù che non ti aspetti di John Niven

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In paradiso è sempre venerdì pomeriggio. Cioè quel momento in cui tutti lavorano ma rilassati, e ci scappano pure le battute alla macchinetta del caffè. Quindi, benché con molto più entusiasmo, concentrazione e leggerezza che in terra, in paradiso si lavora.

Forse qualcuno resterà stupito venendo a sapere che in paradiso si lavora e invece è stata una delle trovate più azzeccate di Dio. (E a Dio capita spesso di averne). – La gente ama lavorare – ha detto a Pietro. – Cazzo, la gente ha bisogno di lavorare. Pensa a quelli che sono disoccupati da una vita. Pensa ai ricchi sfaccendati. Ti sembrano felici?

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