Patrimonio culturale e turismo di massa

Il patrimonio culturale del nostro Paese è una risorsa inestimabile per tutta l’umanità. Sempre più spesso, tuttavia, si sente parlare dei beni culturali come del “petrolio d’Italia”, con la tendenza a favorire forme di sfruttamento economico avventate e spregiudicate. Se, da una parte, l’aumento del numero dei visitatori nelle città d’arte può essere letto come un segnale positivo, dall’altra non si può negare che il turismo di massa porti con sé il rischio di una progressiva omologazione nelle forme di “consumo” dei beni artistici e paesaggistici, tanto che le regole del marketing potrebbero alla fine prevalere sulla tutela sia delle singole opere che del contesto storico-culturale entro il quale esse si collocano.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi saggi dedicati a questi temi, con un approccio critico – e talvolta apertamente polemico – che può essere di stimolo a una più approfondita riflessione. Tra gli autori che più si sono impegnati su questo fronte troviamo Tomaso Montanari e Salvatore Settis, entrambi ben rappresentati nella collezione di e-book disponibile su MLOL.

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Donne, terra, politica, dolore: il mondo di Frida Kahlo

Dall’1 febbraio al 3 giugno 2018 il MUDEC– Museo delle Culture di Milano celebra Frida Kahlo con una nuova retrospettiva. Un’occasione per vedere in un’unica sede espositiva dopo 15 anni tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese.Le novità della proposta vanno anche oltre: grazie alla consultazione dell’Archivio di Casa Azul, scoperto nel 2007, il curatore della mostra Diego Sileo ha strutturato un percorso espositivo che permette di andare “oltre il mito” generatosi attorno alla figura di Frida, come recita il sottotitolo stesso della retrospettiva. La mostra presenta una suddivisione analitica in quattro sezioni, ovvero Donne, Terra, Politica e Dolore: quattro cardini tematici del lavoro dell’artista ma anche della sua stessa biografia, tanto disperata ed appassionata da travalicare i confini dell’arte e diventare quasi simbolo e modello di un’epoca tutta.  Continua a leggere

Letture on the road con MLOL

L’immagine di una strada aperta è in grado di evocare nitidamente, meglio di qualsiasi altra rappresentazione, uno degli aspetti costituenti dell’identità americana: il mito della libertà di andare ovunque e di diventare chiunque si voglia essere.
A partire dai sentieri aperti dai primi pionieri partiti alla scoperta del selvaggio West e alla conquista dell’ultima frontiera, la strada appare come uno spazio mitico di possibilità, una forma di opportunità e di espansione.
Nella vastità degli Stati Uniti e dei loro spazi aperti, ma anche nello spazio ancora più ampio dell’immaginazione personale, la strada offre nuovi orizzonti a chi si voglia liberare dai limiti sociali e familiari, rappresenta la liberazione o la fuga da sé e dal proprio passato, significa libertà, ribellione e possibilità di reinventarsi.

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Fake News: cosa sono e come si possono riconoscere?

Si sente sempre più spesso parlare di fake news, ma cosa sono esattamente e come possiamo difenderci?

Il termine inglese “fake news”, in Italiano notizia falsa o bufala, indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici nel deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione tradizionali o via Internet, per mezzo dei media sociali. Le notizie false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o indurlo in errore al fine di ottenere finanziariamente o politicamente – spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione. Fonte: Wikipedia

Le fake news, dunque, distorcono la nostra percezione della realtà attraverso la manipolazione delle informazioni e non sono certo un fenomeno nuovo: si racconta ad esempio che già ai tempi di Napoleone si registrarono le prime “bufale”, solo che con la diffusione dei social la loro circolazione si è ampliata inevitabilmente.

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Le olimpiadi di Saamiya

Saamiya Yosuf Omar, classe 1991. Velocista.  Un nome che apparentemente non dice nulla. Eppure questa ragazzina con la passione per la corsa e che a soli diciassette anni è riuscita a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino del 2008 è divenuta un simbolo di riscatto per la martoriata Somalia e per le donne musulmane in tutto il mondo.

Di lei e della sua a storia si sono occupati i media a conclusione delle Olimpiadi di Londra nel 2012 e, soprattutto, se ne è occupato Giuseppe Catozzella che con Non dirmi che hai paura rende nota la sua vicenda in tutto il mondo. Vincitore del Premio Strega Giovani 2014, il romanzo ricostruisce la vita della ragazzina dall’infanzia alle prime affermazioni nelle gare dilettantistiche, fino alla qualificazione alle Olimpiadi di Pechino alle quali arriva ultima. L’appuntamento con la vittoria è, quindi, rimandato a Londra 2012. Tutto, però, si fa all’improvviso più difficile quando gli integralisti islamici prendono il potere e Saamiya è costretta a correre di nascosto e imprigionata dentro un burqa. Non c’è più posto per lei in Somalia. Il suo futuro è altrove. Non può pensare, infatti, di vincere a Londra rimanendo sottomessa alla violenza delle milizie islamiche. Decide, quindi, di partire e, sola, intraprende il massacrante viaggio di ottomila chilometri che la porterà dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia e quindi, via mare, in Italia. In Italia, però, Saamiya non arriverà mai. Il suo sogno di vittoria svanisce tragicamente con lei durante la traversata nel Mediterraneo. Continua a leggere