L’Africa raccontata dalle sue scrittrici

Le donne africane si sono affacciate sulla scena letteraria molto più tardi della loro controparte maschile a causa degli ostacoli culturali all’educazione femminile di quel contesto, ma anche del sessismo occidentale, importato dal sistema coloniale, che escludeva le ragazze dal processo di alfabetizzazione della popolazione.

FloraNwapa Efuru.jpgIl primo romanzo di una donna africana, Efuru, fu pubblicato nel 1962 nella collana African Writers Series dell’editore Heinemann. Scritto da Flora Nwapa – considerata la madre della letteratura africana moderna e scrittrice femminista, nonostante il suo iniziale rifiuto di tale etichetta – racconta la storia di una donna Igbo che abita in un piccolo villaggio rurale dell’Africa occidentale coloniale. Efuru è una donna indipendente, molto stimata per le sue abilità di commerciante e, nonostante non si ribelli mai completamente alla mentalità e alle prescrizioni della sua società, è capace di prendere le distanze da idee e retaggi maschilisti.

Fu solo negli anni ’70 del secolo scorso però che videro la luce altre opere di scrittrici di origine africana, si trattava di Aminata Sow Fall, Mariama Bâ (entrambe senegalesi francofone) e Buchi Emecheta (nigeriana, anglofona). Prime portavoci di una prospettiva femminile nella visione socio-politica dell’Africa, sino ad allora rappresentata esclusivamente dagli scrittori maschi, furono anche le prime ad affrontare le questioni relative alla soggettività femminile: la disuguaglianza di genere, il ruolo delle donne all’interno del matrimonio, le prescrizioni tradizionali per madri, mogli e figlie, il dramma dell’infibulazione. Continua a leggere

Fenomenologia di un paese dimenticato: la Siria raccontata dal pianista di Yarmouk

Nell’aprile del 2015 questa foto fa il giro del mondo. Ritratto vi è un giovane uomo che suona il pianoforte in mezzo alle macerie di uno dei quartieri più bombardati di Damasco. Siamo a Yarmouk e questo è Aeham Ahmad, la voce narrante che ci accompagnerà nel libro che presentiamo alla scoperta della sua storia e allo stesso tempo delle vicende siriane.

L’incipit suona così:

«Le immagini non raccontano mai l’inizio delle storie. E su quello che viene dopo tacciono»

Le foto danno una rappresentazione statica e istantanea della realtà, non mostrano il complesso svolgersi delle vicende umane. Non riusciamo a vedere, pur nelle sue problematiche, lo splendore della Siria prima della catastrofe. Non sentiamo l’odore della bevanda al gusto di cannella quando tè e caffè sono ormai merce rara o il sapore della cera depilatoria usata come dolcificante. Non immaginiamo i cuori che battono impetuosamente per la paura durante la traversata del Mediterraneo.
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