Il cinema visionario, grottesco e bellissimo di Emir Kusturica

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Di Medija centar Beograd [CC BY-SA 3.0] attraverso Wikimedia Commons

Nato a Sarajevo nel 1954, il regista Emir Kusturica ha conosciuto il suo periodo di maggiore ispirazione artistica negli anni Ottanta e Novanta, decenni durante i quali realizzò alcune pellicole che ritraggono in modo a volte malinconico, più spesso in modo surreale, ironico e grottesco la storia e le contraddizioni della ex Yugoslavia. Tra i suoi film, ampiamente apprezzati da pubblico e critica, ricordiamo Ti ricordi Dolly Bell? (vincitore del Leone d’oro al Festival di Venezia nel 1981), Papà… è in viaggio d’affari (Palma d’oro a Cannes nel 1985), Il tempo dei gitani (premio per la migliore regia a Cannes) e Underground, con il quale vinse per la seconda volta la Palma d’oro nel 1995, proprio mentre nella ex Yugoslavia la guerra fratricida impazzava senza controllo (l’eccidio di Srebrenica si consumò proprio in quello stesso anno).

Per avere un’idea generale dell’opera di Emir Kusturica consigliamo la lettura di un volumetto, a cura di Giorgio Bertellini, pubblicato nell’agile collana di monografie dedicate ai grandi registi che hanno fatto la storia del cinema, edita della casa editrice Il Castoro.  Continua a leggere

Our band could be your life. La storia dell’underground americano degli anni 80 – seconda parte

In un post di BiblioMediaBlog uscito poche settimane fa vi avevamo introdotto alla musica della scena underground americana degli anni ’80, soffermandoci in particolare sui Minutemen; continuiamo questo viaggio con la seconda parte del post, dedicata agli Husker Du da Minneapolis.

Forse i più grandi degli anni ‘80, insieme ai R.E.M. Un trio davvero singolare: Bob Mould, cantante e chitarrista, compositore di anthem introspettivi ed epici, dal grande impatto sonoro; Grant Hart, batterista anfetaminico e cantante, autore dell’altra metà dei pezzi della band, con i suoi ritornelli beatlesiani e uno sguardo ottimistico alle cose della vita; in mezzo, Greg Norton, il suo basso e i suoi improbabili baffi a manubrio a creare equilibrio – “la Svizzera del gruppo”, come amava definirsi. Continua a leggere

Our band could be your life. La storia dell’underground americano degli anni 80 – prima parte

Il 24 settembre del 1991 venne pubblicato un disco intitolato Nevermind, di una band chiamata Nirvana. Nel giro di poche settimane diventò disco d’oro, scalzando Michael Jackson dalla prima posizione nella classifica degli album di Billboard e spingendo la giornalista musicale Gina Arnold a proclamare “abbiamo vinto”. Ma chi era il “noi” del soggetto? E perché eravamo così diversi da “loro”?

“Noi” era una rete in espansione di fanzine, stazioni radiofoniche underground e dei college, trasmissioni locali via cavo, piccoli negozi, distributori ed etichette discografiche, newsletter, club e locali alternativi, agenzie di booking, band e appassionati. Un sistema di cooperazione sviluppatosi per più di un decennio prima che il mainstream prendesse nota.

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Con queste parole si apre l’introduzione di Our Band Could Be Your Life, libro del 2001 del critico musicale Michael Azerrad arrivato in Italia solo nove anni dopo nella traduzione di Carlo Bordone con il titolo – assai meno evocativo – di American Indie: 1981-1991, dieci anni di rock underground, (ed. Arcana). Continua a leggere